L’auto del popolo tradito

Facciamo il punto della situazione.  Il titolo Volkswagen in appena due giorni ha perso oltre un terzo del suo valore, vedendo bruciare in Borsa la bellezza di oltre 20 miliardi di euro. A questi si aggiungono i (primi?) 6,5 miliardi accantonati  per pagare la multa che le autorità americane stanno per elevare. Sempre che non diventino i paventati 18.  In attesa delle class action e dei procedimenti penali che stanno per aprirsi oltreoceano e  probabilmente anche nel vecchio continente, oltre che in Corea ed Australia: questo perché i motori 2 litri diesel oggetto dello scandalo non sono “solo” mezzo milione negli USA ma oltre 11 milioni in tutto il mondo, come Volkswagen ha poi confessato. Intanto voci di corridoio hanno spifferato che sotto esame dell’EPA , l’agenzia ambientale americana, sarebbe anche il motore 3 litri V6 diesel che equipaggia le più grandi berline e SUV del gruppo di Wolfsburg. Al momento non ci sono conferme o smentite a riguardo.

Oltre a delineare la grandezza del problema, la casa tedesca ha dichiarato di lavorare alacremente per chiarire tutta la vicenda in maniera cristallina. A comunicarlo in un video-messaggio proprio l’amministratore delegato Winterkorn,  porgendo nuove scuse ma non l’altra guancia, ovvero le proprie dimissioni. E’ evidente che la resa dei conti, definitiva, avverrà nel consiglio d’amministrazione che si terrà nelle prossime ore.

Intanto, l’effetto indiretto dello tsunami Volkswagen lo subisce tutto il comparto automotive: anche i titoli azionari delle altre Case hanno subito perdite. Molti osservatori reputano che lo scandalo possa allargarsi a macchia d’olio, presto o tardi, anche ad altri costruttori; Automotive News cita un report curato da “Transport & Environment” in cui si parla di metodi fraudolenti in uso presso altri marchi tedeschi. Noi di dotcarblog osserviamo che, a parte questa possibilità, nella migliore delle ipotesi le normative e i test di controllo su consumi ed emissioni cambieranno in maniera drastica e ciò comporterà nuovi investimenti da parte delle Case; investimenti tali che qualche costruttore potrebbe anche cambiare strategia tecnologica su parte della gamma veicoli nel medio periodo.

Intanto la politica comincia inevitabilmente a manifestarsi. In vari paesi europei, in prima la linea la Francia (ça va sans dire…), le autorità governative chiedono lumi alla multinazionale tedesca per comprendere quali e quante auto irregolari stiano circolando nei rispettivi territori. Anche il governo italiano, nella persona del ministro dell’Ambiente, ha chiesto ufficialmente chiarimenti alla filiale italiana della Volkswagen. Ci permettiamo di osservare che nel nostro Paese, dove i mezzi di trasporto pubblico, la gestione del traffico delle grandi città e molte infrastrutture  stradali sono spessi abbandonati a loro stessi, per non parlare dell’inquinamento generato da altre fonti, la premura del ministero fa quantomeno sorridere.

E a proposito di politici. Il ministro dei Trasporti tedesco ha dichiarato di aver ordinato controlli delle emissioni sui modelli Volkswagen venduti nel Paese. Da sempre vicino alla Casa di Wolfsburg, stavolta il governo non può fare a meno di prendere le distanze. Peccato che, secondo il quotidiano Die Welt, il governo tedesco sapesse del sistema fraudolento per aggirare le norme sulle emissioni utilizzato da alcuni produttori. E non solo il governo di Berlino, ma anche la Commissione Europea. Umile osservazione di dotcarblog : che i grandi gruppi tedeschi abbiano sovvenzionato le campagne elettorali di Frau Merkel e compagnia politica cantando è solo una casualità, nevvero? E ancora, non è forse il caso di allontanare i lobbisti a quattro ruote dai palazzi dell’Unione Europea?

A pensar male si fa peccato… e noi restiamo sommessamente peccatori.

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