Il successo del carpooling dipende anche dalla socialità in auto

Lo si dice spesso. Il carpooling è il futuro dello spostamento condiviso. Più persone, magari estranei, che decidono di condividere un tratto di strada attraverso l’auto di uno. Si dividono le spese, gli impegni e ci si fa compagnia. Ma è davvero così che funziona? Secondo una recente ricerca svolta dall’Università di Pisa, Modena e Reggio Emilia, deve essere aggiunto un altro elemento all’equazione: ovvero la simpatia. Secondo le stime e le indagini, infatti, laddove il viaggio condiviso vede coinvolte persone che vanno d’accordo, e che si vanno a genio l’un l’altra, si può avere uno stimolo fino al 60% nel desiderio di ridurre l’uso dell’auto. Ovvero, utilizzare meno auto per fare lo stesso viaggio, e farlo quindi in compagnia.

Non sembra in fondo qualcosa di così lontano da ciò che già avevamo pensato. Quando si deve condividere un viaggio, soprattutto se lungo o se ripetuto spesse volte, chiunque abbia fatto utilizzo di sistemi di car pooling ha fatto in modo di ripetere l’esperienza con persone conosciute e con cui ci si è trovati bene. Silenzi imbarazzanti possono far sentire guidatore un mero autista, il passeggero un perfetto estraneo, e non andare a creare quel rapporto di fiducia che è innegabilmente bello sentire quando ci si trova spalla a spalla in un ambiente ristretto come l’abitacolo dell’auto. Si crea inoltre un sentore di fiducia: sela persona trasmette sicurezza, ci si sente meglio e si è più tranquilli anche sulla condizione dell’auto.

Così, secondo gli esperti, ai semplici i parametri di orari, posizioni geografiche e tragitto, andrebbero aggiunti nei criteri di valutazione e scelta elementi personali e caratteriali.  D’altronde alcuni portali dedicati, inseriscono la possibilità di creare un proprio profilo personale che aiuti a spiegare anche qualcosa di sé, sia come guidatore che come passeggero, proprio allo scopo di rendere il viaggio più piacevole.

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